Suore Sacramentine

L’Asilo per l’infanzia

Siamo all’incirca negli anni ’10 del secolo scorso. Casaletto Vaprio è un piccolo e povero paese di campagna, dove tutti si conoscono e si soccorrono, con un senso della comunità particolarmente vivo. Gli amministratori dell’epoca, sostenuti da parroco, curato e popolazione, aspirano a costruire e dotare di un asilo infantile il Paese. Ma per una serie di malaugurati eventi – lo scoppio della Prima guerra mondiale, la penuria di mezzi economici e, non da ultimo, la mancanza di una personalità che si facesse entusiasta patrocinatore e garante dell’opera – non se ne fece nulla.

Siamo ora nella seconda metà degli anni ’20. Casaletto è sempre un piccolo paese, reso ancora più povero dalla guerra. Ma ecco riaffacciarsi negli attuali amministratori l’antica idea di costruire l’asilo infantile e di dedicarlo alla memoria dei Casalettesi caduti nella Grande guerra. Si costituì allora un Comitato per la realizzazione dell’opera al quale il cappellano, don Giovanni Colombi, aderì con entusiasmo poiché era convinto che quella fosse un’opera lodevole, che si sarebbe presa cura dell’infanzia e avrebbe contribuito alla crescita morale della gioventù.

Viene dunque affidata a don Giovanni la direzione del Comitato esecutivo e questi, coadiuvato da altri volenterosi, si adopererà subito per raccogliere i fondi necessari all’impresa, escogitando i più svariati mezzi per racimolare il danaro. L’amministrazione comunale, da parte sua, offrirà il terreno e un cospicuo contributo.

Scriveva il prof. Francesco Denti, podestà di Casaletto Vaprio, in occasione della pubblicazione di un foglio commemorativo datato 20.5.1927, fatto stampare in occasione del 25° anniversario di sacerdozio di don Giovanni Colombi: «L’opera buona, necessaria, anzi indispensabile, dalla popolazione reclamata, in poco tempo acquisisce a sé l’unanime simpatia dei conterranei in quanto essa al significato umanitario sociale riunisce altresì quello patriottico trattandosi di un Asilo Monumento dedicato alla memoria dei Caduti in guerra».

La costruzione verrà portata a termine nel 1926.

Ora che il Paese aveva la struttura, occorreva trovare chi la potesse gestire e far funzionare.

 

Le Suore

Don Andrea Cerioli, parroco di Casaletto, si rivolse a mons. Giovanni Cazzani, Vescovo di Cremona (essendo vacante dal 1928-1930 la sede episcopale di Crema), per chiedergli il permesso di far venire in Paese alcune suore.

 

Domenica 25 maggio 1930 le Suore della Congregazione delle Sacramentine di Bergamo, invitate dal Parroco, con il beneplacito del Vescovo, vengono accolte a Casaletto Vaprio. Vi rimarranno per ben 61 anni.

 

Nel corso degli anni saranno una trentina le Suore che si avvicenderanno presso la nostra Comunità. Si occuperanno di dirigere l’asilo infantile, si presteranno per l’oratorio, per la catechesi soprattutto dei Sacramenti, per la liturgia e per il riordino della biancheria della chiesa. Le prime Suore ad arrivare furono sr Tarsilla, superiora, e sr Celina, seguite dopo qualche mese, dicembre 1930, da sr Patrizia «mandataria» (n.d.r.: si chiamavano così le suore che si occupavano delle faccende domestiche, delle spese, dell’andamento della casa ecc.; ora questa distinzione non si usa più).

 

Con entusiasmo e dedizione le Suore si adoperarono immediatamente per far diventare l’Asilo il centro delle loro attività, iniziando fin da subito ad occuparsi dell’infanzia che cresceva, pressoché priva di ogni assistenza, in un Paese che mancava ancora di tutto.

In un’ala dell’Asilo fu realizzata una Chiesina, i cui arredi lignei furono eseguiti dal falegname casalettese Giovanni Barbati Biondo. Settimanalmente vi veniva qui celebrata la S. Messa. Nota curiosa è il fatto che, a seconda di chi fosse il celebrante – il parroco o il cappellano – il campanaro suonava due segni differenti: la quinta campana per il parroco, la terza per il cappellano.

ELENCO DELLE SUORE PASSATE DA CASALETTO VAPRIO

NOME RELIGIOSO

DATA DI NASCITA

ARRIVO

PARTENZA

UFFICIO

DATA DI MORTE

Sr Tarsilia 

22/8/1888

26/5/1930

22/8/1932

Superiora

23/1/1970

Sr Celina 

5/8/1900

26/5/1930

20/8/1931

Asilo Infantile

23/6/2001

Sr Patrizia mand. 

11/3/1894

30/12/1930

30/12/1934

Cuciniera

5/7/1950

Sr Gentilia 

4/10/1908

28/10/1931

26/10/1949

Doposcuola

14/6/2004

Sr Rosaria 

27/12/1891

8/8/1932

8/12/1932

Superiora

27/4/1948

Sr Emma 

25/4/1894

1/9/1932

1/9/1939

Superiora

12/7/1970

Sr Rachelina 

10/8/1902

1/9/1932

1/9/1942

Asilo Infantile

20/3/1976

Sr Stefana mand. 

10/7/1911

19/3/1933

4/4/1934

Postulante

5/8/1997

Sr Biagina mand. 

16/1/1910

1/7/1935

20/12/1937

Cuciniera

16/12/1995

Sr Teopista 

8/10/1909

16/11/1937

30/7/1938

Cuciniera

25/10/1999

Sr Emilia mand. 

18/10/1884

1/9/1938

1/1/1965

Cuciniera

16/4/1965

Sr Innocente 

8/2/1888

1/9/1938

1/9/1939

Superiora

30/6/1986

Sr Maddalena 

15/2/1904

1/9/1939

1/9/1942

Superiora

16/11/1985

Sr Donata 

31/8/1915

10/10/1942

6/7/1945

Aiuto Asilo

19/1/1995

Sr Costantina 

10/1/1893

1/9/1943

1/9/1947

Superiora

1/8/1980

Sr Cristina

17/1/1906

1/9/1944

1/9/1945

Asilo infantile

26/4/1996

Sr Camilla

14/10/1919

2/10/1945

9/8/1946

Asilo infantile

23/7/2000

Sr Modesta 

16/6/1900

12/4/1946

10/12/1946

Superiora

15/3/1981

Sr Arcangela 

25/8/1911

1/9/1947

1/9/1954

Asilo Infantile

26/11/1989

Sr Emma 

25/4/1894

1/9/1947

1/9/1952

Superiora

12/7/1970

Sr Amabile 

1/4/1910

1/9/1949

1/9/1950

Asilo Infantile

3/11/1988

Sr Rosadele 

26/4/1912

24/11/1950

1/9/1991

Asilo Infantile

24/11/2002

Sr Valeriana 

19/11/1901

2/7/1952

11/11/1957

Superiora

25/11/1983

Sr Pier Battistina 

20/1/1900

12/9/1956

1/1/1983

Asilo Infantile

28/7/1983

Sr Susanna 

12/4/1904

16/10/1957

12/10/1963

Superiora

4/10/1994

Sr Colombina 

16/12/1902

5/12/1963

1/9/1991

Superiora Aiuti vari

15/4/1997

Sr Concezione 

8/4/1924

Nel 1963

Fino al 1972

Cuciniera

Vivente

Sr Francesca 

19/5/1920

15/9/1972

15/9/1973

Asilo Infantile

4/9/2010

Sr Albina 

19/2/1924

30/9/1973

1/9/1978

Asilo Infantile

Vivente

Sr Riccarda 

13/10/1919

1/9/1978

1/9/1989

Asilo Infantile Aiuti Vari

5/3/2001

Sr Clotilde 

7/12/1917

1/9/1982

1/9/1982

Asilo Infantile

22/10/2009

Sr Teresa 

17/4/1939

1/9/1983

1/7/1984

Asilo Infantile

Vivente

 

 

SUORE SACRAMENTINE NATIVE DI CASALETTO VAPRIO

NOME RELIGIOSO

DATA DI NASCITA

INGRESSO

PRIMI VOTI

VOTI PERPETUI

DATA DI MORTE

Sr Clarice 

09/09/1921

07/08/1938

04/08/1940

05/08/1948

Colognola (BG), il 01/03/2005

Sr Maria 

08/07/1928

01/09/1952

05/08/1955

08/08/1960

 

Sr Rosanna 

10/12/1922

10/09/1946

15/06/1949

19/06/1954

Onore (BG), il 03/06/2003

Sr Grandilia 

26/6/1894

07/09/1915

20/05/1917

07/03/1923

Redona (BG), il 22/04/1975

 

 

Nel corso dei 61 anni di permanenza a Casaletto Vaprio le Suore hanno educato e cresciuto una moltitudine di bambini, offrendo un servizio silenzioso, ma prezioso alla comunità.

Il 1° settembre 1991, purtroppo le ultime due suore, sr Colombina e sr Rosadele, raggiunte per l’occasione da sr Riccarda, lasciarono il Paese per ritornare nel loro Istituto di provenienza. L’età avanzata e la

salute malferma non consentivano loro di rimanere a Casaletto, nonostante le rassicurazioni date dal parroco e dall’amministrazione comunale alla Madre Generale.

Una toccante cerimonia, officiata dal Vescovo di Crema, mons. Libero Tresoldi, e dal parroco don Elio Costi sanciva il saluto ufficiale; nel pomeriggio poi un’altrettanto toccante festa di commiato si tenne all’Asilo alla presenza delle Autorità e di parecchi di quei bambini ormai adulti, venuti a salutare le loro Suore.

Era scritto, nel libriccino commemorativo che il parroco inviò a tutte le famiglie della comunità, che: «I doni che il Signore continuamente ci fa, spesso non sono apprezzati se non quando questi doni non sono più disponibili». Ci permettiamo di dissentire. I Casalettesi molto hanno apprezzato questi doni, hanno imparato a conoscere ed amare queste Suore, a considerarle parte importante della vita quotidiana del Paese e, per molti altri anni ancora, avrebbero voluto poterle apprezzare.

Con loro se ne è andato un piccolo prezioso pezzo del nostro Paese.

 

TESTIMONIANZE

Il rosario di suor Rosadele

Forse non tutti sanno che avvicinandosi il giorno della partenza, sr Rosadele, cogliendo l’occasione della visita di una conoscente passata a prendere i bambini all’asilo, decise di donarle il rosario di madreperla legato in argento che, in occasione del suo 50° anniversario di consacrazione, aveva ricevuto in dono dall’amministrazione comunale casalettese.

Sulle prime questa persona si sentì onorata da tanto riguardo, ma francamente pensava di non meritarlo: in fondo non aveva con sr Rosadele particolari vincoli, ma solo tanta stima. Considerava il gesto un onore troppo grande. Sr Rosadele però insistette dicendo che là dove sarebbe andata a vivere quello che per lei rappresentava un prezioso ricordo, alla sua morte, sarebbe andato smarrito in mezzo ad altri oggetti. Preferiva sapere che il rosario a cui era affezionata si trovasse a Casaletto, in buone mani. Vista l’insistenza e l’accoratezza della richiesta, la parrocchiana accettò il dono. Una volta a casa lo ripose in un astuccio e lo mise tra le care cose di famiglia. Lo custodì fino alla morte di sr Rosadele avvenuta nel 2002.

Con la morte della Suora il rosario tornò alla memoria della nostra parrocchiana. Che fare si domandò? Era giusto tenere per lei sola il prezioso ricordo? Coincidenza volle che un giorno, al termine della messa, la parrocchiana si attardasse presso l’altare della Madonna del Carmelo e, vedendo un rosario sul braccio del Bambin Gesù, pensò che quello sarebbe stato il «posto» giusto per la «corona» di sr Rosadele. Parlò con il parroco del suo «segreto» e don Elio decise che lì sarebbe stata collocata. E così fecero.

Ed è lì che tutt’ora si trova, sul braccio di Gesù Bambino. E ci benedice e ci conforta: dolce carezza di sr Rosadele alla gente di Casaletto a lei tanto cara.

 

Una giornata all’asilo

Nei ricordi dei cinquantenni di oggi il periodo passato all’asilo ha il profumo della minestra con la «panna» cucinata da sr Pier Battistina e, successivamente, da sr Concezione. Dove per «panna» non s’intende certo quella dolce, bianca e soffice che si ricava dal latte, ma bensì un denso strato di «nonsisaché» che ricopriva la minestra di riso. Con il cucchiaio di ottone – che sr Colombina per tirare lucido usava strofinare, prima della lavatura, con la sabbia del cortile – si doveva trapassare lo strato «pannoso» e raggiungere la minestra. Una bontà, mai eguagliata.

Il «secondo» si portava da casa nel cestino di paglia preparato dalla mamma, che conteneva anche un frutto e una piccola merenda. Più tardi fu introdotta, come «secondo», una vera leccornia: la Simmenthal scaldata sul fuoco. La gelatina scaldandosi si scioglieva e formava una gustosa «puccina».

Ma, partiamo dall’inizio. Si arrivava all’asilo per le 8-8,30 accolti da sr Rosadele o sr Concezione. Poi, a seconda dell’età e delle attività da svolgere, si veniva condotti in classe. Quelli più grandi, che l’anno successivo sarebbero andati a scuola, erano costantemente impegnati a fare aste: aste diritte, aste oblique, inclinate a destra o a sinistra, cerchi, semicerchi ecc. ecc.

Poi, dopo tutto questo fumare di cervelli, arrivava l’ora del pranzo. Tutti al bagno alla «turca» e… lavaggio della mani. Disposti su due file ci dirigevamo al refettorio, dove ognuno sedeva al posto assegnato, accompagnato dal canto: «Andiamo a tavola bambini cari, questa è l’ora del desinare. Il tovagliolo bianco e pulito, bambini cari buon appetito!».

Dopo pranzo era d’obbligo il riposino ristoratore da schiacciare sul posto. Si acciambellavano le braccia sul tavolo, si appoggiava la fronte e zac! il sonno arrivava.

Il più delle volte nel pomeriggio si giocava in cortile, oppure nel salone, in caso di cattivo tempo. Nei giorni fortunati, poteva capitare che le Suore, distribuissero i «buschetti» premio ambito, non frequentemente elargito. Ma cos’erano i «buschetti», si chiederanno gli odierni lettori? Altro non erano se non i ritagli dei fogli da cui si ricavavano le particole che le Suore preparavano per le celebrazioni liturgiche.

Arrivava quindi l’ora di tornare a casa. Al richiamo ci dovevamo incolonnare vicino alla «surba» e, sr Rosadele, armata di un pettine dai denti radi che, ritmicamente ad ogni bambino bagnava sotto l’acqua, tentava di aggiustare zazzere irsute e indisciplinate. Molto in voga tra i maschi, era l’acconciatura detta a «banana». Così ripuliti e acconciati ci dirigevamo verso il corridoio che conduceva alla porta d’ingresso.

Qui veniva intonato un canto alla Madonna (O bella Regina che siedi nel Ciel, Il mondo s’inchina, T’invoca il fedel. Ave, ave, ave Maria. Dal monte, dal colle, dal piano, dal mar, Un inno s’estolle tue lodi a narrar. Ave, ave, ave Maria. Il sole T’ammanta di vivo splendor, La luna ti canta sue note d’amor) e poi veniva augurata la buona sera e, nel caso fosse stato mercoledì o venerdì, anche la «buona vacanza». Prima di aprire la porta sr Rosadele ci invitava a fare le «farfalline». Era un modo gioioso di salutarci, al suo invito, alzavamo le braccia al cielo e, tenendo le mani aperte, ruotavamo velocemente i polsi. All’ultimo saluto: «Sia lodato Gesù Cristo» corrispondeva un sonoro «Sempre sia lodato!». Poi, aperto il portoncino, le piccole «farfalline» volavano via, tra le braccia della mamma. Ma non c’era tristezza negli occhi delle care Suore, sapevano che l’indomani le «farfalline» sarebbero tornate.

 

Un giorno di festa: la Prima comunione

La domenica più vicina al 23 aprile, giorno della solenne ricorrenza di s. Giorgio, nostro patrono, per via Roma era un via vai di bambini e bambine di bianco vestititi, scortati da agitatissimi genitori. I bambini tirati a lucido, indossavano sopra ai vestiti «della festa» una bianca tunichetta da fraticello, se maschi, o un abito di foggia monacale, se femmine. Le «vesti» da indossare il giorno della Prima Comunione, si prendevano a nolo dalle suore, che si preoccupavano poi di mantenerle pulite e integre per essere riutilizzate negli anni a venire. Non mancavano certo le eccezioni, per cui non era raro vedere, soprattutto negli anni passati, quando fino alla fine degli anni Quaranta, con la Comunione si faceva anche la Cresima, alcune bambine vestite come delle sposine con tanto di principesca acconciatura e allora era tutto uno svolazzare di tulle e raso. Dopo il Battesimo, la Prima Comunione era la grande festa che vedeva protagonisti assoluti i bambini: niente di paragonabile a una festa di compleanno o all’arrivo di Santa Lucia o del Natale. Perciò l’abito rivestiva la sua importanza. Si indossavano anche i guanti bianchi.

Il cerimoniale della giornata, prevedeva che bambini e bambine si radunassero, con i rispettivi genitori, presso l’Asilo. Qui venivano accolti dalle Suore e fatti accomodare nella veranda per l’occasione ingentilita da dei fiori, dove già li attendeva il Parroco e dove erano state allestite due tavolate: la porta della Chiesina rimaneva aperta conferendo sacralità al tutto. Seduti, i bambini ascoltavano la lettura di un brano delle Scritture e venivano poi istruiti sulle cose da fare nel corso della cerimonia. Da ultimo, prima di incamminarsi verso la Chiesa, le Suore ammonivano i sempre più smarriti protagonisti della giornata: «Quando riceverete Cristo Eucarestia» rammentavano «dovete deglutire la particola, non masticarla. Se vi si appiccica al palato, non dovete assolutamente staccarla con le dita. Aiutatevi con la lingua e, se proprio non ci riuscite, ricordatevi che noi saremo li, vicine a voi, con un bicchiere d’acqua». Figuratevi le smorfie. Altri tempi.

Poi tutto era pronto per la partenza. Il corteo usciva dal cancello dell’asilo, per l’occasione anch'esso addobbato a festa. Il Parroco coi chierichetti in testa al corteo, dietro, in ordine crescente di altezza ed affiancati dai rispettivi genitori, venivano i bambini che spesso tenevano tra le mani una «scomodissima» calla bianca (anche se credo, nel mio caso, di aver portato un altrettanto scomodo garofano bianco). Le Suore ai lati, vegliavano affinché tutto procedesse per il meglio.

Percorsa a piedi la via Roma, i comunicandi, ricevuti al suono della banda, arrivavano in piazza della Chiesa e la gente del paese tutt’intorno faceva festosa corona. Finalmente si entrava in Chiesa.

Accompagnati dalle note dell’organo si percorreva la navata centrale e, accolti dal Parroco, ci si accomodava nei posti assegnati. Che emozione, ripensarci. Poi il momento tanto atteso, il momento per cui tutti siamo stati adeguatamente preparati, arriva. Le paure, le ansie: «ricordati di non masticare», «non toccare» o peggio « dovesse cadere... non raccogliere»; «leggi bene, forte e chiaro», «cammina piano all’Offertorio»; la mamma che piange di gioia, il papà che trattiene un «luccicone», tutto passa in secondo piano, si dissolve, svanisce. E sei improvvisamente calmo e sei felice perché, con l’Eucarestia, Gesù è entrato nel tuo cuore.

Alla fine della cerimonia, dopo la foto di rito sull’altare della Madonna del Carmelo, bambini e genitori si tornava all’asilo dove le Suore preparavano una fumante tazza di cioccolata rinforzata da tre biscotti secchi a forma di animaletto, poiché secondo le regole del tempo bisognava osservare il digiuno prima di ricevere l’Eucarestia.

E’ andata proprio così? Magari non per tutti. L’inesorabile scorrere del tempo ha reso alquanto difficile poter inserire qualche dettaglio in più. I ricordi un po’ si confondono e sfumano, sbiadiscono. Ma poco importa. Riprendo una felice intuizione di Manara Valgimigli (Uomini e scrittori del mio tempo, 1965, p. 85) : «Verità e non verità, verità più o meno, sono distinzioni difficili e spesso anche inutili e sciocche; balena talora dagli occhi e tra le parole di chi racconta, massime se chi racconta conobbe ed amò le persone del suo raccontare, un lampo del volto, uno scorcio della figura, un atto, un aspetto, un gesto improvvisi e vivi, e tu ascolti e vedi. Che cerchi di più?».

(e.m.)

**** ****

Le notizie biografiche relative alle Suore inserite nel presente articolo, le devo alla cortese pazienza di suor Rosetta, archivista della Congregazione delle Suore Sacramentine di Bergamo.

Brevi cenni sulla congregazione delle Suore Sacramentine

La congregazione delle «Suore Sacramentine di Bergamo», fu fondata il 15 dicembre 1882 da Madre Geltrude Comensoli (1847-1903). Suo padre Carlo, artigiano del ferro e sua madre, Anna Maria Milesi, la crescono in una famiglia numerosa, ben dieci i figli. Il clima familiare è pervaso da una religiosità semplice e soda, accompagnata da una vita morale ordinata e genuina, clima che favorisce la crescita spirituale di Caterina. Papa Leone XIII al quale nel 1880 Madre Comensoli espose il progetto di fondare un istituto dedito all’adorazione perpetua di Gesù Sacramento, lo approvò ma le suggerì di unire all’adorazione, l’educazione della gioventù. La Fondatrice, ha vissuto tutta la vita nell’amare e nel far amare Gesù nell’Eucarestia e nella dedizione instancabile ai fratelli più poveri, soprattutto alle giovani derelitte ed abbandonate. Il suo motto «Gesù amarti e farti amare» diventa il programma del sua vita. Il processo di canonizzazione, aperto nel 1928, giunge alla conclusione il 26 aprile 1961, quando Giovanni XXIII la proclama Venerabile. L'1 ottobre 1989 Giovanni Paolo II la proclama Beata dopo aver riconosciuto la validità del miracolo per un bimbo del Brasile. Il 26 aprile 2009 Benedetto XVI la proclama Santa dopo aver riconosciuto la validità del miracolo per un bambino della provincia di Brescia.

Oggi le Sacramentine continuano a dedicarsi all’adorazione del Santissimo Sacramento e all’educazione della gioventù in asili, scuole, convitti e oratori. Oltre che in Italia, sono presenti nell'America Latina: in Brasile, Bolivia, Ecuador; in Africa: nel Malawi, Kenya, Tanzania; in Croazia.

 
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