Dal Suono delle Campane

Dal 1942, ritrovandosi a convivere in parrocchia due sacerdoti, il parroco titolare  e il cappellano don Giovanni Battista Colombi che godeva del “beneficio conti”, il suono delle campane per le rispettive sante messe quotidiane presentava una eccentrica diversità: si suonava la quinta e la sesta campana nel caso che il celebrante fosse il parroco, mentre si ricorreva alla terza e alla quarta quando celebrava il cappellano.

Analogamente le celebrazioni settimanali delle Suore Sacramentine erano annunciate dal suono della quinta campana se il celebrante era

il parroco oppure dalla terza se il rito era presieduto dal cappellano.

Tale consuetudine finiva per esaltare agli occhi dei fedeli il grado di autorità del celebrante piuttosto che la rilevanza del sacramento!

Le anguanée di un uomo o di una donna erano indicate rispettivamente con tre o due botti del campanone, ognuno seguito da un suono prolungato a distesa, mentre concludeva la quinta che invitava alla preghiera.

La stessa campana avrebbe poi annunciato la morte avvenuta com’era tradizionale nell’ambiente cremasco seguire la melodia con una preghiera di suffragio e l’espressione: “L’è la campana da ì angiulì”.

L’annuncio del decesso degli iscritti alla confraternità del S.S. Sacramento era accompagnato da un solenne concerto da morto, mentre mezz’ora prima funerale, oltre alle suonate comuni per tutti i parrocchiani, la quinta campana chiamava a raccolta tutti i confratelli e le consorelle.

Veniva distinto anche l’annuncio di decesso a seconda dell’appartenenza ad una determinata “classe” economico-sociale del defunto.

Le campane suonavano:

  • Otto volte per al füneral da prima (riservato al ceto benestante dei proprietari “i fitàui”);
  • Cinque volte per füneral da secùnda (destinato ai piccoli agricoltori “i masagnèi);
  • Tre volte per alneral da tèrsa destinato ai poveri diavoli (i ubligàc e i giurnadèr).

La suddivisione per “classe” economica veniva meno quando il defunto era un infante, per il quale erano riservate le gioiose melodie del ciòca legrèse, mentre al passaggio del piccolo trasporto accompagnato dalla presenza innocente dei fanciulli, gli abitanti commentavano: “gh’è ‘n àngel an pö ‘n paradis!”.

La celebrazione del matrimonio di una ragazza del paese (al sacramént dal söcher)  costituiva un evento eccezionale al quale le campane davano pubblica risonanza non solo per il momento liturgico sacramentale ma per il diffondersi di un’atmosfera festosa ben recepita dall’intera comunità civile. Il sacramento veniva annunciato dal campanile con tre scampanate solenni:

a la sera da la vigilia prima dal tèrs (rosario)”, “a la matina dopo mèsa prima” e al momento del rito “quant la spüza la rüàa ‘n cèza”.

Al “matrimòne da cuscènza” veniva celebrate al mattino prestissimo senza suono di campane nel caso in cui i due promessi sposi fossero in una situazione di rapporti che dal punto di vista religioso dovevano essere regolarizzati mediante il sacramento, come nel caso di fidanzamenti protratti in età matura o di vedovi che volevano evitare la pubblicità per il loro rito nuziale.

Per ottenere una prospera attività agricola erano necessarie condizioni ottimali del tempo meteorologico che venivano propiziate da una serie di riti religiosi ecclesiastici e di pietà popolare. Nel cuore del periodo estivo, da “Santa crus da mac” (3 maggio) a “Santa crus da setémbre” (14 settembre), ogni terza domenica del mese le messe festive erano annunciate dalle cinque campane più grosse, anziché dalle tre consuete.

Quando capitava che il cielo cominciasse a farsi scuro annunciando un imminente temporale, si suonavano le tre campane: la quarta, la quinta e la sesta, mentre solo quant al vegnia da Löt, cioè dalla direzione ovest (detta volgarmente dal bröt cantù), allora si ricorreva alla benedisiù con Santa crus e in tal caso era le campanone a intervenire con i suoi possenti rintocchi. Per queste circostanze nel cremasco era stato coniato il detto: “al tempuràl da Löt töc ì la gòt” , come dire che tutti avrebbero sperimentato presto le conseguenze di un forte temporale se il rannuvolamento proveniva da quella famosa direzione. “tri tru che trà, se si a föra scapì a cà!

 

 

 

Le campane venivano anche utilizzate per segnali civili, come l’inizio quotidiano delle lezioni (sunà la scòla), l’arrivo del medico in paese (sunà ‘l dutùr), la segnalazione di ogni genere di pericolo, come incendi, furti o alluvioni (campana martèl).

Noti a tutti erano anche i 21 colpi lenti dal baciòc, azionati manualmente, che segnalavano l’arrivo in paese da Zaài l’ezatùr che raccoglieva i tributi comunali.

 

 

Do-dòn, do-dòn! I suna ‘l campanù!

- Sa ghè ‘Ngelì? L’è forse ‘l venerde?

- Ma no, Marièta! Anco l’è pròpe ‘l dè

da tirà fòra i franch, là dal paiù -.

- Quant suna ste segnàl dal lünedé,

vòl dì che gh’è riàt... al nòst padrù:

e l’esatùr l’è vü che fa dal bu!-.

- Ta gh’ét rezù! Sügür! O pore me!!!-

(Giuseppe Meazza - L’èzatùr)

 

 
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ore 20.00: Martedì, Giovedi, Sabato.

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