San Giorgio

 



San Giorgio trafigge il drago, affresco di Giacomo Belotti, 1954 ca., Chiesa San Giorgio M., Casaletto Vaprio

 

San Giorgio (Lydda o Cappadocia sec. III – Lydda, 303 ca.)

Patrono di Casaletto Vaprio, è venerato come santo e martire dalla quasi totalità delle Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi ed è chiamato «megalomartire». E’ inoltre onorato anche dai mussulmani, che lo chiamano «profeta». Il suo culto risale al IV secolo. La festa liturgica si celebra il 23 aprile. Nel 1969 la Chiesa cattolica declassò il Santo nella liturgia a una memoria facoltativa, ma la devozione dei fedeli è continuata.
La sua figura è avvolta nel mistero. Da secoli infatti si cerca di stabilire chi egli fosse veramente, quando e dove sia vissuto; le poche notizie sulla sua vita si trovano nella «Passio Georgii», classificata però tra le opere apocrife, da un decreto di papa Gelasio nel 496.
S. Giorgio nacque verso l’anno 280 a Lydda (l’odierna Lod in Israele) o in Cappadocia (Turchia), da genitori cristiani di nobile stirpe, Geronzio e Policromia, che lo educarono alla religione cristiana. Da adulto divenne tribuno nell’armata dell’imperatore Diocleziano, imperatore dei romani (in molte versioni è indicato Daciano, imperatore della Persia), il quale con l’editto del 303 prese a perseguitare i cristiani in tutto l’impero.
Ribellatosi a quanto stabilito in questo editto, il tribuno Giorgio dona ai poveri tutti i suoi averi. Arrestato viene condotto davanti al tribunale e si professa cristiano. Invitato a rinnegare la sua fede in Cristo, si rifiuta e la corte gli infliggerà atroci supplizi. Incarcerato avrà la visione del Signore che gli predirrà sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre volte la resurrezione. L’imperatore lo condannerà infine alla decapitazione.
Le sue reliquie sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana (di rito Greco-Ortodosso), presso Lod, in Israele.
La leggenda del drago comparve molti secoli dopo. Nel Medioevo infatti la figura di San Giorgio, il cui nome, in greco, aveva un ben più pacifico significato: colui «che lavora la terra», un contadino dunque, divenne oggetto di letteratura epica. Nel 1200 ca. il domenicano Jacopo da Varagine inserisce la figura di San Giorgio, rappresentandolo come un cavaliere eroico, nella sua Leggenda Aurea, avvertendo comunque che l’episodio narrato non era da prendere in senso letterale. Con l’inizio delle Crociate, fu subito identificato come protettore dei soldati e degli armigeri e per questo la figura del Santo fu posta sui vessilli delle corporazioni militari. Egli è infatti patrono di arcieri, cavalieri, soldati, scout, esploratori e guide. Anche l’arte sarà influenzata da questa descrizione e San Giorgio verrà spesso ritratto, come un giovane dalla riccioluta chioma, vigoroso e di bell’aspetto, indossa una corazza, sua insegna è una croce rossa in campo bianco, regge la lancia e monta un cavallo bianco. E’ spesso ritratto nell’atto di trafiggere il drago.

 


Leggenda Aurea

 

La leggenda di Giorgio, patrimonio della cultura religiosa popolare narra che in una città della Libia, vi era un grande stagno, così grande e così profondo da poter nascondere un drago che, avvicinandosi alla città, uccideva con il fiato le persone che incontrava. Gli abitanti, per placarne gli animi, ogni giorno gli offrivano in sacrificio delle pecore. E quando le pecore cominciarono a scarseggiare, iniziarono ad offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno fu estratta la giovane figlia del re. Questi tentò di salvarla offrendo il suo patrimonio e metà del suo regno ma, la popolazione che aveva visto morire tanti suoi figli, si ribellò. La giovane fu quindi condotta al grande stagno. Passò in quel momento il giovane cavaliere Giorgio, il quale appreso dell’imminente sacrificio, tranquillizza la giovane e le promette il suo intervento per salvarla. Quando il drago uscì dalle acque, tra fuoco e fiamme, Giorgio non si spaventò, salì a cavallo e lo affrontò trafiggendolo con la sua lancia, lo ferì e lo fece cadere a terra. Poi disse alla fanciulla di non aver paura e di cingere il collo del drago con la sua cintura e, una volta che lei l’ebbe fatto, il drago iniziò a seguirla docilmente fino al villaggio. Gli abitanti erano terrorizzati nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Allora il re e la popolazione si convertirono e il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi..

 

Forse nessun santo ha riscosso tanta venerazione popolare quanto san Giorgio e a testimonianza di ciò innumerevoli sono le chiese a lui dedicate.
La devozione del nostro Paese a San Giorgio e la titolazione al suo nome della nostra Parrocchiale è di antica data. Prima dell’attuale Chiesa, gli era dedicata anche la vecchia chiesa parrocchiale, ormai sconsacrata e di proprietà comunale, risalente al XII sec. A questo proposito scriveva mons. Angelo Zavaglio in Terre Nostre - storie dei paesi del cremasco, p. 121: «... sappiamo che S. Pietro, S. Giovanni Battista, S. Michele, S. Giorgio, S. Agata erano i Santi più venerati dai Longobardi dopo la loro conversione al cattolicesimo... perciò crediamo di poter dedurre con ragione che il paese abbia subito la dominazione longobarda». Tale tesi veniva sostenuta anche da don Giovanni B. Colombi (Casaletto Vaprio, 1868-1959) quando nei suoi Cenni storici scriveva: «l’epoca... in cui [S. Giorgio, n.d.r.] è stato assunto come Patrono e titolare della Chiesa di Casaletto Vaprio, secondo i dati più probabili, risalirebbe avanti il mille, riportato certamente dalle milizie nordiche».

In occasione del 50° anniversario della consacrazione della nostra Chiesa, la Parrocchia ha affidato alla scuola Beato Angelico di Milano l’incarico di realizzare una lunetta raffigurante San Giorgio, da collocare sopra il portale d’ingresso.
Il mosaico realizzato con marmi policromi e, in parte, con smalti veneziani e oro fu collocato nella lunetta l’11settembre 2005 nella solennità della S. Messa concelebrata dai sacerdoti nativi di Casaletto Vaprio e dai Sacerdoti che qui avevano svolto il loro Ministero.

Fedele all’iconografia orientale, la lunetta rappresenta la figura del Santo «inclinata sulla sinistra, in posizione da combattimento, mentre prende evidenza la spada luminosa a forma di croce... La croce e la figura del santo guerriero sbarrano l’accesso al male, qui personificato nell’immagine dell’antico serpente o la bestia che sale dall’abisso. Dalla “mandorla” iridata al colmo della lunetta si diparte un raggio dorato, ad indicare che la missione del Santo ha un’origine divina. Infine quattro stelle coronano il corpo di San Giorgio. Le virtù di cui rifulge la Santità: la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza, la Temperanza».

 

 

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